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Paolo Masi

Quando l'arte torna a casa 

Ci sono mostre che cercano il museo, la grande sala, la distanza necessaria a costruire intorno all’artista un’aura. E poi ci sono mostre che scelgono un luogo diverso, più intimo, dove l’arte non viene soltanto esposta, ma sembra tornare a vivere dentro una storia già esistente.

La sala dedicata a Paolo Masi all’interno della Biennale di Scultura di Civitella nasce da questa seconda possibilità.

Non è una grande retrospettiva, né vuole esserlo. È piuttosto un incontro. Un omaggio a un artista che con Civitella ha avuto un rapporto concreto e personale, e che qui ha soggiornato, vivendo la dimensione del paese anche attraverso il legame con una moglie, Maria Teresa . Per questo riportare Masi a Civitella significa, in qualche modo, riportare una parte della sua storia in un luogo che quella storia l’ha conosciuta da vicino.

Il nostro ricordo parte da un lavoro che appartiene proprio alla memoria del paese: l’opera Riflessioni Rifless, realizzata nel 2013 quando Masi aveva installato le sue superfici specchianti e i suoi plexiglas lungo la via principale di Civitella. Riproporla oggi significa riaprire una relazione con quello spazio e con quella esperienza. Non semplicemente ricordare un’opera, ma rimettere in circolo una presenza.

A questa memoria si affianca la produzione più recente dell’artista, allestita negli spazi interni dell'ex asilo, attraverso una selezione di lavori in plexiglas colorato installati alle pareti. Colori, trasparenze, sovrapposizioni e riflessi restituiscono la vitalità di una ricerca che ha fatto della forma, del gioco e della luce uno degli elementi fondamentali del proprio linguaggio.

Ma il cuore della sala forse si trova altrove.

Accanto alle opere, infatti, compare una libreria. Non una semplice bibliografia dedicata all’artista, ma una sorta di piccolo archivio domestico. Cataloghi, pubblicazioni, piccole opere, oggetti quotidiani, materiali provenienti dallo studio raccontano la carriera di Masi attraverso ciò che rimane intorno alle opere.

È un dispositivo semplice, quasi familiare, reso possibile anche grazie alla collaborazione del figlio Cosimo, che ha permesso di raccogliere e mettere a disposizione materiali capaci di restituire una dimensione meno conosciuta di Masi.

Perché dietro l’artista c’è sempre un uomo.

E spesso sono proprio gli oggetti apparentemente più insignificanti a permetterci di avvicinarci a quella persona. Elementi che non spiegano necessariamente l’arte, ma aiutano a immaginare chi quell’arte l’ha prodotta.

In questa prospettiva assume un valore particolare anche la presentazione, per la prima volta, del progetto originale dell’opera presentata alla Biennale di Venezia del 1978. Un documento che apre una nuova possibilità di lettura della produzione di Masi di quegli anni e che permette di osservare il lavoro non soltanto come opera compiuta, ma come pensiero, progetto, processo.


Così la sala costruisce un percorso che attraversa tempi diversi: il Masi degli anni Settanta, quello della ricerca più recente, l’esperienza di Civitella del 2013 e, infine, l’uomo raccontato attraverso gli oggetti che ha lasciato.

Ma c’è un'altra ragione per cui questa mostra assume un significato particolare.

La presenza di Masi a Civitella non viene utilizzata per costruire un monumento all’artista. Al contrario, la scelta curatoriale sembra volerlo sottrarre, almeno per qualche ora, proprio alla monumentalità.

La mostra non cerca di competere con le grandi esplosioni museali, con le retrospettive costruite attraverso centinaia di opere o con le grandi istituzioni che possono raccontare una carriera attraverso apparati imponenti. Qui si è scelto qualcosa di diverso: far incontrare Masi con Civitella.

Il paese diventa parte dell'esposizione.

La strada nella quale il suo lavoro era stato installato nel 2013, le relazioni personali, gli oggetti provenienti dal suo studio: tutto contribuisce a costruire una mostra che acquista senso proprio perché si trova qui e non altrove.

È una forma di fusione tra l'artista e il luogo.

E forse è proprio questo il modo più autentico per rendere omaggio a Paolo: non cercare di raccontarlo tutto, ma creare le condizioni perché qualcosa di lui possa ancora accadere.

Tra un plexiglas colorato, un catalogo consumato, un piccolo oggetto dello studio, un progetto del 1978 e la memoria di un'opera apparsa sulla strada principale del paese tredici anni fa, emerge infatti una figura diversa da quella che siamo abituati a incontrare nelle sale dei musei.



Emerge Paolo, l'uomo.

Quello che ha camminato in questo paese, che ha costruito relazioni, che ha attraversato Civitella non soltanto come artista, ma come persona.

Ed è forse questa la cosa più difficile che una mostra possa fare: non soltanto mostrarci un artista, ma permetterci di immaginarlo ancora vivo dentro il mondo.

E per qualche ora ci si può persino concedere un pensiero impossibile.

Che Paolo Masi sia ancora qui.

Che possa entrare nella sala, guardare le sue opere, riconoscere gli oggetti, osservare quello che abbiamo costruito intorno alla sua memoria.

E magari sorridere.

Magari ridere.

Magari divertirsi ancora un po' insieme a noi.

Anche solo per un pomeriggio di settembre.

Max Mondini
 

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 📅 26 settembre - 25 ottobre 2026
📍 P.zza Don Alcide Lazzeri - Sala Parrocchiale Don T.Tonioni
📞 347 2610493